Dentro al rave di Modena, seguo il Bianconiglio

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C’è una ragazza vestita da Bianconiglio. La seguo. Entro al rave party di Modena. Una grande Luna piange sopra gli impianti audio, ma è un’installazione artistica che si ispira al film “Viaggio nella Luna” di George Melies del 1902. Già dalla notte di sabato 30 ottobre, dentro lo stabile privato e abbandonato da anni vicino al casello di Modena nord sono arrivate migliaia di persone di diverse età. Entro intorno alle 11 di domenica mattina. La luce del sole non ferma quella che è a tutti gli effetti una festa a ingresso libero, ma che per la politica e i grandi media è solamente un “evento non autorizzato”, un “problema di ordine pubblico”. E’ vero, girano alcolici e droghe, qualcuno sniffa cocaina, fuma erba. “Sono arrivata ieri dalla Spagna, lavoro e vivo lì ma sono italiana”, racconta una ragazza. Un’altra ragazza italiana è qui dalla Francia, spiega che “lo Stato impone in qualche modo quando come e dove divertirci”, “che la cultura ormai si fa dentro i luoghi privatizzati”, ma “c’è gente che si droga anche nelle feste delle Milano bene”, mentre la narrazione mediatica e politica parla di noi solo come dei “drogati, ma non è vero” perchè “questi sono eventi multiculturali enormi, a cui partecipano da tutta Europa e non solo”. Per chi partecipa a queste feste parlare con i giornalisti è difficile. Girare con una telecamera o macchine fotografiche crea diffidenza perchè la stampa spesso etichetta chi partecipa in modo negativo. Utilizzo solo il mio cellulare, parlo, faccio le interviste dialogando. C’è chi si veste con dei costumi, chi invece si inventa degli stili ricercati che magari un giorno arriveranno al grande pubblico o che vedremo ripresi da influencer o sulle riviste fashion. Tutto si svolge senza tensione e violenza. La musica ad alto volume sovrasta tutto. Incuriosito, accendo Shazam, l’applicazione per trovare il nome della musica. Ma compare un messaggio “Questa è difficile”. Il motivo è presto detto, sono musiche che girano fuori dai circuiti commerciali. Vedo passare l’elicottero della Polizia, che dalla tarda mattinata di domenica sorvola l’area. Le uscite autostradali sono state chiuse nelle prime ore del mattino, e poi riaperte. Lontani ci sono gli inviati di tv e giornali, i mezzi dei Vigli del fuoco, le ambulanze, i cellulari della Polizia. Tutti sono in attesa delle decisioni governative su un possibile sgombero. Dentro e intorno allo stabile ci sono camper, furgoni, tende, bancarelle autogestite di patatine fritte, piadine, muffin, torte, alcolici e analcolici. C’è un progetto artistico ambulante che spazia anche alla cucina mediterranea. Si preparano sul momento rigatoni alla carbonara, gricia alla zucca. Fuori, parcheggiate, centinaia di auto, mentre i ragazzi pacifici continuano ad arrivare richiamati dal tam tam del rave sui canali social. Qualcuno si riposa dopo la lunga notte passata. Rientro nel rave. Vicino ai grandi impianti audio alcuni artisti hanno portato delle installazioni. Un cerchione di una bicicletta crea una scia luminosa. Su un volantino sopra una bancarella leggo “di fare attenzione all’amianto presente nei vecchi stabili industriali”. Da quello che ho visto, ridurre il tutto a “sballo” non è corretto perchè quello che si chiama genericamente “rave party” è in realtà un happening in cui si mischia cultura underground, arte, esperienze internazionali. Marco Amendola, Modena, 30 ottobre 2022