La denatalità che si mangia l’Italia

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Durante le festività natalizie ho avuto modo di visitare Trevico, il paese natio di Ettore Scola, in provincia di Avellino, in Campania, nei territori dell’alta Irpinia. Nel 1973 il regista per parlare dell’emigrazione interna, dal sud verso le città industriali del nord Italia, dedicò al suo paese il film “Trevico-Torino, Viaggio nel Fiat-Nam”. Ma Trevico – 932 abitanti al 2017, dati ISTAT – come tanti altri piccoli paesi interni e lontani dai grandi centri abitati in tutta Italia, dopo l’emigrazione di massa che ha ridotto drasticamente gli abitanti, negli ultimi decenni ha dovuto fare i conti con un altro problema silenzioso e endemico: la denatalità. Nel nostro paese nascono sempre meno bambini. Un fenomeno dovuto a una serie di fattori politici, sociali, culturali ed economici in Italia e in Europa; un problema che oggi si è reso evidente proprio nei piccoli paesi costretti a fare i conti con lo spopolamento. Sempre più porte si chiudono, le luci si spengono, e gli anziani rimangono i soli a custodire la memoria dei paesi. I dati diffusi da Eurostat nel 2016 dicono che con l’attuale tasso di natalità gli italiani nel 2050 si ridurranno dai 60,6 milioni di oggi a 51,5. Di questo passo, sotto l’albero di Natale la culla rischia di essere vuota.

Fotogallery del centro storico di Trevico. Immagini di Marco Amendola

Il film di Ettore Scola, “Trevico-Torino, Viaggio nel Fiat-Nam”, 1973.

Il mio reportage a Pessina Cremonese, provincia di Cremona, in un paese in cui l’agricoltura intensiva è fra le cause principali dello spopolamento dei piccoli comuni nella pianura padana. In questa realtà sono calati drasticamente i residenti italiani in contemporanea a un aumento consistente della comunità indiana.

Servizio di Marco Amendola